La legge tra paesaggio e diritti umani

La legge tra paesaggio e diritti umani

di PINO ACOCELLA

Il sindaco di Ussita – paese della provincia di Macerata devastato dal terremoto, destinatario di solidarietà commossa dell’intera nazione, e di impegni per ora solo verbali da parte delle pubbliche autorità a ricostruire – ha drasticamente rassegnato le dimissioni dichiarando la sua impotenza nei confronti della legge che tutela il paesaggio a spese degli interessi e dei diritti dei suoi cittadini, cosicché ha concluso : <<la ricostruzione è impossibile, non si farà mai, perché tutta l’area di Ussita è sotto tutela legislativa>>. La denuncia è grave, giacché le dimissioni sono scaturite dal decreto esecutivo disposto dal GIP di Macerata per il sequestro del camping “Il Quercione” (dove i cittadini avevano depositato le poche cose scampate alla distruzione nelle cinque Mobil house e nel gazebo di legno, da anni  sistemati in quello spazio), perché inserito in sona inedificabile, protetta dal punto di vista paesaggistico, del parco dei Sibillini (zona R4). Ma una volta cacciati dalle loro terre gli abitanti affinché non turbino il paesaggio con la loro presenza, chi guarderà più le bellezze paesaggistiche private d della presenza dei cittadini ? Forse improbabili turisti (ma la vita sociale è determinata solo dalla possibilità di incrementare i flussi turistici ? E della vita quotidiana cosa resta se poi non arrivano effettivamente ?).

     Il Sindaco ha proclamata definitiva la sua decisione perché ha constatato che tutta l’area nella quale è inserito il suo comune è stata sottratta alla disponibilità della sua comunità, dunque sarà impossibile fare alcunché. E’ proprio questo che voleva la legge ? Ma ogni disposizione legislativa non è fatta forse per assicurare i diritti essenziali (tra cui anche quello all’ambiente) o risponde esclusivamente all’idolatria dell’astratto paesaggio ? E’ il tremendo problema della legalità, che non consiste nella sorda esecuzione della legge, ma piuttosto nell’applicazione cosciente dei fini stessi del diritto rilevabili nella legge. Forse si potrebbe adattare a questo caso l’ammonimento evangelico : <<Non l’uomo è fatto per il sabato, ma il sabato per l’uomo>> (Dunque: Non l’uomo è fatto per la legge, ma la legge per l’uomo).

      L’astratta applicazione della disposizione legislativa di tutela giunge dunque al suo paradosso: nata per consentire la migliore vita al genere umano, la nega, comprimendo i diritti umani in ragione di un altro diritto, quello del paesaggio, che però, in assenza dell’uomo, è solo scenario vuoto e melanconico, privo di vita e della storia (come sosteneva il vichiano Vittorio Imbriani) che gli uomini sanno lentamente costruire anche cambiando il paesaggio (le belle coste meridionali con i loro abitati di pescatori, o le colline toscane abitate dai vignaioli e dalle loro casette) perché natura e cultura degli uomini si integrino e si trasformino insieme e a vicenda. 

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